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Francesco Bonanno Del Bosco
(Fine 1600 / Palermo 25.12.1739)
Sulla parete di fondo dell'aula consiliare del Municipio di Misilmeri,
troneggiano su piedistalli in marmo rosa - venato siciliano, cinque busti
bronzei - il doppio della grandezza naturale - che si alternano a quattro larghe
bugne scolpite.
I cinque personaggi rappresentati nei busti sono: Claudio
Galeno, l'Emiro Giafar II, Don Francesco Bonanno del Bosco, Padre Francesco
Cupani e il Generale Giuseppe La Masa.
I busti rappresentano e sintetizzano
cinque periodi storici della Sicilia, e misilmerese in particolare:
Greco-Romano, Arabo, Spagnolo, Illuministico, Risorgimentale.
Simboleggiano,
altresì, la Scienza, l'Arte, il Potere, la Ragione, l'Azione.
Di seguito
alcune parole di commento del Prof. Perret, tratte da una intervista rilasciata
dall'artista al periodico "Un mese a Palermo".
«Sotto il dominio spagnolo in
Sicilia, il personaggio di Don Francesco Bonanno Del Bosco emerge nel contesto
della potente e nobile Famiglia Bonanno che governò Misilmeri dal 1721 al 1812,
con interessanti ed alterne vicende.
In quel periodo i confini del Ducato di
Misilmeri si estesero fino a Villabate, Ficarazzi, Montagna di Cane o della
Traversa e Tonnara di San Nicola l'Arena.
Don Francesco Bonanno Del Bosco
oltre ad essere Duca di Misilmeri fu anche Barone di Siculiana, di Ravanusa, di
Canicattì, Vicario Generale e Deputato del Regno, nonché Capitano e Pretore di
Palermo, Principe di Cattolica, oltre i Principati ereditati dal Padre Filippo,
Marchese di Limina, di Giuliana, di Cucco, Castellana, San Basile, Conte di
Vicari, Signore di Milici, di Pancaldo, di Grasta, della Salina Grande di
Trapani.
Fuori dal contesto siculo fu anche Cavaliere del Toson d'oro, Grande
di Spagna, Gentiluomo di Re Vittorio Amedeo di Savoia e di Carlo III di Borbone
Re di Napoli e Sicilia, Consigliere Aulico dell'Imperatore Carlo VI d'Austria e
Re di Sicilia.
Fra le svariate occupazioni il pluriblasonato Don Francesco
ebbe anche la passione per la botanica, ereditata dal suo predecessore, e quella
importantissima dell'archeologia.
Nel 1725 in uno dei suoi numerosissimi
possedimenti di Misilmeri, presso l'attuale frazione di Portella di Mare, in
contrada Cannita, fu rinvenuto un sarcofago consimile a quello scoperto nel 1695
sempre nello stesso luogo.
Oggi i due sarcofagi sono custoditi a Palermo nel
Museo Nazionale Archeologico e portano la medesima dicitura:
"Sarcofago antropoide - Arte orientalizzante - Metà sec. V av. Cr. o inizio sec. V av. Cr.".
Per tali meriti, ma soprattutto perché nell'arco del suo ducato
Misilmeri raggiunse il massimo splendore, il personaggio merita d'essere
immortalato nel bronzo.
Ho studiato a fondo questa immagine, colma, a mio
parere, di forti contrasti psicologici, quasi patetici, tra l'autorevolezza del
Principe e la malcelata bonomia dell'uomo.
Nel costume del suo tempo, Don
Francesco Bonanno Del Bosco, è stato da me raffigurato in piena maturità d'anni
e di esperienza, già all'apice del suo prestigio d'uomo di potere ma colto,
invero, in una espressione enigmatica... quasi consapevole della vanità degli
orgogli, della effimera voluttà dei merletti e della profumata ed incipriata
parrucca che incornicia un volto disfatto, segnato duramente dal tempo.
Il
busto vuol significare, oltre al periodo spagnolo in Sicilia, anche il
"Potere"».
Nato dal matrimonio di Donna Rosalia Del Bosco e Filippo Bonanno,
Principe di Roccafiorita e Duca di Moltalbano, Francesco
sposò a prime nozze Isabella Morra, figlia del Principe di Buscemi e a
seconde nozze Anna Maria Filangeri, figlia del Principe di Mirto.
Con gli
Stati ereditati dai Del Bosco e di quelli portati dai Bonanno, Francesco Bonanno
Del Bosco si poteva considerare uno dei più ricchi nobili della Sicilia.
Morì a Palermo il 25-12-1739.
Costruì a Bagheria nel 1737 la Villa
Cattolica dalle 365 aperture, quanti sono i giorni dell'anno, con l'annnessa
Chiesa di S. Rosalia, per passarvi la villeggiatura.
Lo stemma dei Bonanno è
un Gatto Nero.
A Francesco Bonanno Del Bosco succede il figlio primogenito
Giuseppe Bonanno-Filangeri. Egli fu investito del Ducato di Mislmeri il
24-12-1740.
Sposò a prime nozze Giustina Borromeo da Milano, a seconde nozze
Maria Teresa Coracciolo vedova del Marchese di Torrecusa in Spagna.
Oltre
tutti i titoli dei suoi predecessori fu Maestro Portulano del Caricatore di
Siculiana, Grande di Spagna, Cavaliere del Toson d'Oro, Gentiluomo di Camera del
Re e Cavallerizzo della Regina in carica, onde si trasferì a Napoli.
Affidò
al fratello minore Emanuele Bonanno-Filangeri, come suo Procuratore Generale, il
Governo di tutte le sue Baronie e degli Stati, fino a diventare Duca di
Misilmeri, per l'Investitura del 7-2-1758.
Giuseppe Bonanno-Filangeri va
ricordato a Misilmeri specialmente per aver eretto, a sue spese, la Monumentale
Fontana Nuova, in Piazza Cosmo Guastella, nel 1772, e fatto fare il Festino di
S. Giusto Patrono di Misilmeri nel suo I Centenario (1671-1771).
Morì a
Napoli a 63 anni il 28-11-1779.
Con la lontananza dei Principi di Cattolica
e Duchi di Misilmeri, inizia il fallimento di questa nobile e potentissima
famiglia.
Il fratello Emanuele, buono e santo, confrate della congregazione
del Miseremini, non seppe frenare la grave emorragia delle spese nelle lussuose
e sfarzose feste a cui si abbandonarono i Cattolica a Napoli, per gareggiare con
la nobiltà napoletana, al punto che le uscite superarono di gran lunga le
entrate.
A Giuseppe Bonanno-Filangeri succede il figlio primogenito
Francesco Antonio Bonanno-Filangeri, il quale eredita tutte le cariche del padre
e sposa Caterina Branciforti dei Principi di Bufera.
La vita Napoletana
troppo dispendiosa e galante a quell'epoca, costrinse nel 1786 la Famiglia del
Principe di Cattolica e Duca di Misilmeri a dichiarare fallimento per non potere
più pagare i molti debiti contratti, specialmente da F. Antonio
Bonanno-Borromeo.
Egli morì a 52 anni a Napoli il 23-3-1797, successivamente
gli succede il figlio Giuseppe Bonanno-Branciforti, sposato con la Principessa
Teresa Moncada,intraprendendo la carriera militare.
Con la legge votata dal
Parlamento Siciliano il 10 Luglio 1812, con l'Abolizione del Baronaggio, perdeva
tutti i privilegi feudali, su tutte le sue numerose Baronie, Ducati, Contee e
Principati, compreso il Ducato di Misilmeri.
Fuggito il 18 luglio di
quell'anno a Bagheria fu barbaramente ucciso dal popolo in una trazzera di
campagna.
Aveva 51 anni.
Pertanto Giuseppe Bonanno-Branciforti sarebbe
l'ultimo Signore di Misilmeri.
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