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Crecchio è un borgo medioevale, anticamente cinto da mura e accessibile solo attraverso due porte, la prima detta "da capo" sul versante sud sotto il castello, la seconda "da piedi" sul versante nord-orientale.
Il nome Crecchio potrebbe ricollegarsi al toponimo OK(R)IKAM, attestato sulla lapide italica di S.Maria Cardetola, databile intorno al VI sec. a.C..
Nel medioevo compare come Ocreccle (a. 1059), Ocrecle (a.1173), Oppidum Ocrecchii, Ocrechio.
Ancora all'inizio del secolo si conservavano nel centro storico di Crecchio alcuni architravi di porte con date inquadrabili fra IX e XIII sec.
Nel 1189-92 Guglielmo Monaco, appartenente alla nobile famiglia Monaco di Crecchio, partecipa alla terza crociata; nel 1279 si fa riferimento a Crecchio nella "Rassegna dei feudatari d'Abruzzo" ordinata da Carlo I d'Angiò; a quell'epoca il feudo di Crecchio era sotto la giurisdizione di Guglielmo Morello, che risiedeva a Crecchio nel Castello.
Il feudo formato oltre che da Crecchio, da Arielli con il suo Castello, Castel di Mucchia e metà del feudo di Pizzo Inferiore in comune di Ortona, formava un sistema difensivo perpendicolare alla costa adriatica, con una postazione di avvistamento sul mare "Castello di Mucchia", necessaria a causa delle frequenti scorrerie piratesche (Turchi, Saraceni ecc.).
Negli anni 1352- 1367 subì saccheggi e devastazioni ad opera del conte Lando; nel 1406 fu devoluto alla comunità di Lanciano, dopo essere appartenuto agli Orsini.
Nel 1480 subì l'assalto dei saraceni sbarcati ad Ortona, ed ancora nel XVI sec. gli abitanti della costa si rifugiavano a Crecchio e nei paesi limitrofi per sfuggire ai frequenti attacchi di pirateria.
Nel 1636, insieme al feudo di Castelnuovo fu ceduto da Giovanni Bonanni de L'Aquila al nobiluomo Andrea Brancaccio di Napoli.
La stima del 1633 così ci descrive Crecchio:
"Per distanza di miglia cinque in circa detta città di Lanciano possiede un Castello chiamato Crecchio di fuochi 150 quale giace in uno spino di monte dolce e fruttato posto fra dui profondi valloni detti Lariella et lo Rofare, ambedui irrigati d'acque, uno delli quali corre per ordinario et tiene maggior forza per essere acqua viva, et proprio quello della Riella del quale parlando riferisco a V.S. che nel suo corso sono posti sette molini perfila con proportionata distanza... ...Et tornando nel corpo di detta terra ricordo a V.S. come si digni vedere che il suo sito è piano, et in quella s'entra per dui porte, uno detta de capo et l'altra de piedi, per le quali intrando si discorre et camina per diverse strade tutta la sua abitazione, et da ogni sua parte si gode vista di marina quale accompagnata con il sito et sua vista di montagna.. . et benché questa terra sia posta nella estremità di questo monte, et se ne sta ben guardata et sicura per essere cinta da dui valloni alti et profondi conforme si è detto, non cesorno con cio li primi loro habitatori restringere loro casamenta con muraglie le quali al presente sono in parte erte et in parte dirute. Il territorio di questa terra è parte piano et parte collinoso et costoso . . . il quale si comprendono territorj seminatorj, ebaggi, vigne, boschi, oliveti, cannittera, orti et verdumi et altri frutti dal quale si pecepiscono buona qualità di orgi, legumi, vini, ogli, lini, et de ogni altra cosa... Li habitanti di questa terra sono al generale homini rustici foresti et fatigatori, quali si esercitano nella cultura et governo di territori alieni et proprij. . . Contiguo essa terra da un tiro di balestra è una fonte d'acqua perfetta con conserva di fabbrica dove si piglia l'acqua per bere, ma ad uso del lavare vanno nel vallone. Si regge et governa questa predetta terra da dui sindici et uno mastrogiurato dalli quali unitamente si tien conto del buon governo et amministrazione della terra.... Et in mezzo la terra predetta è la piazza pubblica in mezzo alla quale è fondata la chiesa matrice sotto il nome di Santo Salvatore dove sono dui preti inclusivi con l'arciprete.... Vi è di più un'altra chiesa detta "Santa Maria di Piedi" iusta li mura di essa terra dove si celebra et vive con elemosine" .
Un'altra importante testimonianza sul centro storico di Crecchio è costituita dall'attendibile mappa disegnata dagli agrimensori Stefano Teramo e Pietro Antonio Granata nel 1768.
Da sinistra a destra possiamo ancor'oggi riconoscere i principali edifici del paese: S. Maria da Piedi, Porta da piedi, palazzo Monaco, al centro palazzo notaio Pecorari, Chiesa S. Salvatore, sulla destra il castello, la porta "da capo" e la Chiesa di S. Rocco.
In basso sulla destra sono riportati la fonte ed uno dei sette mulini dislocati lungo il fiume Arielli.
Dopo i Brancaccio il Castello ed il feudo appartennero ai Principi D'Ambrosio, ai Marzano, ed infine dalla fine del '700 ai De Riseis, Duchi di Bovino, di Taormina e Baroni di Crecchio.
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