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Articoli dalla stampa
Luigi Bonanni d'Ocre
Il noto critico d'arte Piero Scarpa parlò di lui ripetutamente
in termini elogiativi, ma egli, nemico di ogni forma di arrivismo, fece della
pittura la sua interlocutrice fantastica.
Iscrisse il proprio nome nell'albo
dell'Accademia Tiberina dal 16.09.1974.
E' stato presente per diverse annate
alla rassegna nazionale del premio Michetti.
Vinse il 3° premio alla mostra
internazionale Sanremo 1976.
Saltuariamente con delle mostre personali
(citiamo ad esempio quella di via del Fiume 10b dal 28.01.1975 al 12.02.1975 e
quella presso via Pierluigi da Palestrina 8 dal 05.04.1975 al 19.04.1975)
riscosse sempre consenso di pubblico e critica.
Pittore di alto livello artistico, Luigi Bonanni d'Ocre non smentisce i suoi
maestri.
Egli è veramente padrone del colore che adopera creando ombre ed
effetti di luce che danno l'impressione tridimensionale dell'opera.
I suoi
paesaggi, i suoi fiori, certe sue nevicate suggeriscono non soltanto la
rappresentazione d'un momento lirico legato a un'ora del giorno o ad una
stagione dell'anno, ma l'immagine più nascosta e insinuante d'una civiltà di
sentimenti, custodita nella coscienza come atto di fede nella vita e nei suoi
momenti più "incantati".
(Dalla rivista: Sanremo international. Premio
d'arte Sanremo 76).
La pittura di Luigi Bonanni d'Ocre non avrebbe bisogno di presentazioni tanto
è immediato l'incontro con gli "oggetti" che dipinge.
Nel suo discorso non
passano simboli, non si nascondono significati occulti.
I fiori sono i fiori,
i cavalli sono i cavalli, la neve è la neve, ogni cosa è colta e riproposta con
una naturalezza che ignora le scorciatoie sbrigative e i contorcimenti
acrobatici di certa pseudo arte.
Il tutto egli esegue con una perizia che non
corrisponde affatto alla puntualità meccanica d'una sorta di ragioniere del
colore, poichè, nei suoi quadri, se la neve è la neve, devo subito precisare che
la sua non è mai un'operazione artigianale, quanto piuttosto un'evocazione della
realtà, nella quale egli introduce una commozione personale, una particolare
tenerezza dell'animo, o se si vuole, un'innocente stupore che fa avvertire in
certe bonannidocre_img dipinte il senso di qualcosa che viene osservato e scoperto per
la prima volta.
E' questa esperienza di freschezza che dà spicco a certe
nevicate rabbrividite, che sembrano descrivere non un semplice momento della
natura, ma il presagio d'un mondo annichilito da uno smarrimento ben più grave
di quello che può provocare una nevicata.
Di lui colpiscono soprattutto i
fiori, ho negli occhi il giallo morbido delle sue ginestre, che si offrono alla
vista come desiderose di farsi conoscere nella loro essenza più nascosta.
Per
Luigi Bonanni d'Ocre non è nè un segno di disinformazione nè di vanto esser
rimasto legato ad una pittura di bonannidocre_img concrete.
E' un onesto atto di
fedeltà a una maniera di leggere le figure che attraversano il mondo.
Ed è
proprio questa fedeltà che assicura un rapido e non affaticante colloquio con le
sue opere.
Ciò spiega anche perchè, dopo lunghi anni d'isolamento egli, nel
giro di pochi mesi, abbia acconsentito ad esporre in due gallerie, quasi che
avesse trovato una facilità di dialogo pittorico proprio ora che la
comunicazione tra gli uomini si fa sempre più difficile.
(Recensione
dello scrittore Gennaro Manna).
La dote che appare più evidente nella pittura di Bonanni è l'equilibrio.
I
suoi paesaggi non sono sconvolti da bufere, come le sue figure non appaiono
travolte da passioni; i suoi fiori non sono nè in boccio, nè prossimi ad
appassire.
In ogni cosa egli coglie il "momento magico", l'"essere" in
quiete, la vita fermata nell'attimo in cui egli la vede e la compone, nella sua
mente e nella sua tela, per sempre.
Questa dote di compostezza la ritroviamo
nelle sue donne nude, ma non erotiche nè erotizzanti, create e rese nella loro
verità essenziale: nude perchè in fondo tutti siamo nudi sotto gli abiti, con
semplicità di forme e di costume.
Anche il colore è dosato in questo ritmo
piano, che diviene una canzone melodiosa negli olii, una nenia tenue nei
pastelli a comporre per il visitatore una melodia intatta nella cui atmosfera è
piacevole sostare.
Luigi Bonanni d'Ocre è veramente padrone del colore che
adopera creando ombre ed effetti di luce che danno a volte l'impressione
tridimensionale dell'opera.
I suoi lavori sono tutti
interessanti.
(Da "L'eco della stampa").
Pittore dal gusto raffinato e carico di sensibilità.
Le tonalità del suo
colore, i suoi paesaggi dalle dolci sfumature, i suoi fiori così vivi che
sembrano aspettare di essere colti, fanno di lui un vero artista, completamente
padrone del pennello.
(Recensione del Prof. R. Feliciani).
La ricca cromia della sua tavolozza, la felice resa delle bonannidocre_img, pongono
questo pittore nell'ambito di quanti fanno dell'arte una profonda ragione di
vita.
(Dalla rivista La stadera. Premio internazionale di pittura e
grafica "Giardino d'inverno 1976". Pagina 22)
Luigi Bonanni d'Ocre, nato da una delle più illustri famiglie della nobiltà
patrizia aquilana, fu allievo prediletto di Giulio Aristide Sartorio presso
l'Accademia delle Belle Arti in Roma.
Ebbe elogi ed esortazioni dal suo
insigne maestro, dal pittore Francesco Paolo Michetti e dal famoso critico
d'arte Piero Scarpa; ma il carattere schivo lo portò, dopo la prima guerra
mondiale, a un volontario esilio in provincia, dove seguitò a coltivare la
passione per l'arte, lontano da ogni suggestione o richiamo di scuole e di
mode.
Dipingeva quotidianamente, assai poco preoccupato che le sue opere si
incanalassero lungo le strade che abitualmente portano al successo e al guadagno
facile.
I tempi mutavano, i gusti si accavallavano, ma l'accurata compostezza
del suo colore restava intatta, quasi a voler testimoniare la fedeltà a una
visione del mondo filtrata attraverso una prospettiva di sanità
intellettuale.
Le sue nevicate e gli scorci paesani ritratti col tocco lieve
d'un rasserenante pastello, suggeriscono non soltanto la rappresentazione d'un
momento lirico legato a un'ora del giorno o ad una stagione dell'anno, ma
l'immagine più nascosta ed insinuante d'una civiltà di sentimenti, custodita
nella coscienza come atto di fede nella vita e nei suoi momenti più
"incantati".
Ripetutamente invitato, è stato presente per diverse annate al
Premio Michetti e ad altre rassegne nazionali riscuotendo successo di pubblico e
di critica.
Nemico d'ogni forma d'arrivismo non ha cercato altre occasioni
per imporsi.
Ha fatto della pittura un'interlocutrice che gli ha tenuto
compagnia durante l'esistenza, permettendogli di cominicare agli altri le
figurazioni d'un mondo ancora denso di stupori.
E' come dire che egli ha
fatto dei suoi quadri un tramite di conversazione con le persone più prossime,
identificando totalmente la propria vita con la propria sensibilità
d'artista.
E allora il suo vivere in provincia acquista il senso di un civile
rifugio in un microcosmo di stimoli per meditare sul più vasto palcoscenico del
mondo.
(Recensione dello scrittore Gennaro Manna).
Nel ripercorrere la storia di grandi personaggi abruzzesi, Tocco Casauria si
riempie di volti, voci ed bonannidocre_img evocate, anche, da artisti della pittura
contemporanea a Francesco Paolo Michetti.
A quest'ultimo, infatti, Luigi
Bonanni d'Ocre deve la sua originaria formazione artistica.
Dopo aver
frequentato l'Accademia delle Belle Arti in Roma, fu il discepolo prediletto del
grande pittore Giulio Aristide Sartorio.
Talento innato ed eccezionali doti
artistiche, gli valsero l'onorificenza di accademico tiberino.
Numerose
furono le sue partecipazioni alle rassegne nazionali ed internazionali ed
altrettanti furono i riconoscimenti ed i premi ottenuti.
Il successo di
pubblico ed il consenso della critica arrivarono con le varie mostre personali:
il suo più grande pregio artistico è evidente soprattutto nelle tele ad olio e
nei disegni a pastello.
Non è un caso, perciò, che alcuni suoi lavori
migliori arricchiscano collezioni di privati, gallerie e sedi di enti
pubblici.
I già citati maestri che contribuirono alla sua formazione ebbero
in Luigi Bonanni d'Ocre il continuatore di uno stile e di una concezione
pittorica originali.
La natura in tutte le sue manifestazioni e nella sua
accezione più romantica rappresenta campo di speculazione del Nostro.
Con le
combinazioni di colore egli sveglia i più nobili sentimenti ed evoca, con le
tonalità cromatiche, la musicalità insita nella natura.
Una sorta di
compartecipazione della natura con la spiritualità dell'individuo.
I suoi
paesaggi, certe sue nevicate, i suoi fiori delicati come un sospiro, il giallo
delle sue ginestre nello smeraldo dei campi addolciti dalla pastosità dei
colori, fanno poesia con il pennello: un romantico innamorato della Natura, che
nella tela canta il suo amore.
Concluse la sua vicenda umana a Roma nel 1979
a 84 anni, ma con la sua produzione pittorica Luigi Bonanni d'Ocre, vivrà fino a
quando il linguaggio universale dell'arte si imprimerà nel cuore degli uomini
emozionando.
(Dal giornale "Informazione Toccolana". Redatto da Franca
Farchione. Pagina 6).
"Don Cedino Bonanni mi attendeva in quel suo studio sopraccarico di libri e
di anticaglie e mi riesce ora assai difficile riferire con quanta cordialità il
vecchio gentiluomo accolse l'ospite girovago.
Uno spiraglio di modernità
trovai più tardi in uno stanzino dove il sole folleggiava su una trentina di
quadri che Luigi, il figlio del barone, aveva dipinti a Roma e avevano allora
trovato posto nella casa paterna.
A Tocco vi nacque e vi ricevette la sua
impronta selvaggia F. P. Michetti, più tardi vi è nato questo forte virgulto del
forte ceppo dei Bonanni.
Forse vi ha visto la prima luce lo scultore di
quell'Annunciazione che ora figura al Bargello di Firenze, ma che nel momento della inattesa
scoperta dette tante noie al barone Bonanni.
Luigi Bonanni mostrò presto grandi attitudini all'arte del colore.
F. P. Michetti seppe indicarlo a chi
lo potesse guidare nell'aspra via, e Luigino fu ammesso nello studio di G. A.
Sartorio.
Non so indicare quanti anni durò la comunione delle due
anime.
Vidi invece e constatai che Luigino era, tre o quattro anni sono, ben
maturo per figurare in qualsiasi esposizione d'arte.
Già in possesso di tutti
i segreti d'una tecnica di eccezione, egli percorrerà ampio cammino, ma di più
ne farà se padrone com'è del suo pennello si scorderà di Sartorio, di Michetti e
della baraonda artistica romana e cercherà di essere Bonanni di Tocco a
Casauria".
(Da "L'Abruzzo" di G. Aurini. Anno I. 1920. Fascicolo IV. La
valle del Pescara Impressioni d'arte Tocco Casauria. Pagine 233,234)
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