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Baroni Bonanni d'Ocre
Prefazione di Lucia Bonanni dei baroni d'Ocre
Ho piacere ad introdurre ciò che vedrete parafrasando l'opera "Posteritati" del Petrarca:
"Forse avrai sentito parlare di questa famiglia, anche se non è certo che il suo nome così piccolo ed oscuro, sia arrivato oltre il tempo e lo spazio;
e forse ti sarà gradito sapere che nobile stirpe sia stata e quale sia stato l'esito delle loro opere, sia di quelle a te note, sia di quelle di cui avrai sentito solo la menzione".
Da sempre è riconosciuta altissima tra le virtù, quella del ricordarsi delle
cose passate, del conoscere le presenti, del prevedere le future e, affinchè nel
raccontarvi la storia della nostra famiglia, non vi sembri troppo appassionato
il mio dire, farò che ve ne parlino anche gli storici, i cronisti, i biografi
che n'ebbero a narrare.
Le prime notizie che si hanno dei Bonanni risalgono ad un letterato di Pisa dal nome
Buonanno Bonanni vissuto nella prima metà del XII secolo.
Nel 1285 con Giovan Giacomo (o Giangiacomo ndr) e Cesare Bonanni la famiglia si
trasferì in Sicilia e all'inizio del XV secolo Tullio Bonanni si stabilì in
Abruzzo raggiunto in seguito dal figlio Gaspare dal quale venne chiarissima discendenza che,
durante la dominazione dell'imperatore Carlo V e dei principi spagnoli di casa d'Austria,
fu ricca dei feudi di Crecchio e Castelnuovo e poi di quello di Ocre
cui tenne con potere di signoria fino al 1806, epoca in cui per le nuove Costituzioni
d'Europa fu estinto in Italia il feudalesimo.
Nel XVI secolo, con Bolla pontificia, la famiglia ottenne il titolo patriziale
Il 24 maggio 1691 Agesilao Bonanno, duca di Castellane
del ramo di Sicilia, scriveva ai Bonanni di L'Aquila riconoscendo la sua parentela con quelli.
Il 2 febbraio 1843 fu Giovanni Bonanno, principe di Petrulla, duca di Castellane
e di Angiò e ministro plenipotenziario di Napoli in Vienna, a scrivere a
Cesidio Bonanni d'Ocre per donargli
un blasone effigiato su un suggello allo scopo di riaffermare l'uniformità
dei Bonanni di Sicilia e di L'Aquila: quel blasone porta un gatto nero passante
in campo d'oro e vanta l'altero motto: "neque sol per diem, neque luna per noctem"
che è come affermare che nè il sole nel corso del giorno,
nè la luna nell'arco della notte possono competere con lo splendore della baronia.
L'11 novembre 1858, con R.D. del Re Ferdinando II, Cesidio Bonanni d'Ocre
ottenne il titolo trasmissibile di Barone di Ocre
Nelle varie regioni in cui questo nobile casato fu presente ha
spesso lasciato opere di interesse artistico ed intellettuale; ricordiamo, ad esempio, Bonanno Pisano che, tra le altre cose, costruì a Pisa il campanile del Duomo (la Torre pendente), le porte bronzee della Cattedrale e a Monreale quelle del Duomo; il suddetto barone Cesidio Bonanni d'Ocre, sepolto nel
Duomo di San Massimo a L'Aquila, il quale, come Ministro di Grazia e Giustizia,
partecipò alla stesura della Costituzione
del Regno delle Due Sicilie del 10 febbraio 1848.
Ma questa famiglia annovera tra le sue fila anche letterati, architetti, scultori, pittori, cancellieri, giudici,
maestri razionali e consiglieri del Re, sindaci, pretori, ambasciatori,
cavalieri dell'Ordine del Toson d'oro, Speron d'oro e di Malta, vescovi,
arcivescovi, senatori e principi, ma ebbe altresì retti, probi ed eminenti
cittadini che spesero ogni loro attività a vantaggio della cosa pubblica.
Spero di aver raggiunto il mio intento e cioè di aver trovato l'opera in grado di salvare questa famiglia dall'oblio dei posteri.
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