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Michele Bonanni d'Ocre
(Aquila 27.8.1827 / Aquila 6.3.1887)
| Immagine di Michele Bonanni d'Ocre non reperibile |
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Figlio di Cesidio Bonanni d'Ocre e Maria Panacci, Michele sposò la baronessa Cecilia Masciarelli ( 10.02.1837 / San Felice d'Ocre 02.12.1903 )
ed ebbe 8 figli: Cedino, Ranieri, Giuseppina, Marianna, Maria, Luisa, Giovanna e Cecilia.
La civiltà e la religione in bell'accordo congiunte, senza che l'una pregiudichi
all'altra, in modo che ambedue si giovino a proprio beneficio del vicendevole
lume ed appoggio, da mostrare un uomo caro insieme a Dio e al mondo !
Tale è
l'immagine che risalta e si specchia nel Cavaliere Michele Bonanni dei Baroni di
Ocre, anima privilegiata per bontà di cuore, facilità d'ingegno, nobiltà di
sangue e squisita dolcezza di modi.
Giovinetto fu mandato ad erudire la mente di
savie cognizioni a Napoli e dopo, uscito dalla palestra degli studi, ad
aquistare la pratica scienza del mondo, viaggiò l'Italia media e superiore,
soffermandosi principalmente nelle più cospicue città.
Gentiluomo perfetto, nel
quale il blasone del patriziato nulla tolse per essere lo schietto amico del
popolo.
Padre di famiglia amatissimo, in cui la sagacia fu pari alla tenerezza
di sentimenti che animava il suo cuore.
Cittadino intemerato in cui l'amore per
la patria trovò l'alimento e il vigore nella venerata religione degli avi.
Tutto
diresti in quella simpatica figura un'armonia, dove l'occhio riposa placido e
tranquillo, senza che la soverchia vivacità dei colori o la troppa densità di
ombre possa punto spostarne una linea o alterarne il carattere.
Michele aveva
intelletto d'amore vivace e pienissimo, avverandosi in lui, come nelle anime
innamorate del bello, che i grandi pensieri gli venivano dal cuore ed il cuore
era tutto per lui e si rivelava sempre nell'eloquio come negli atti; e se ebbe
al cuore, giovane di purezza di affetti, un compenso abbondevole, fu quello che
Dio gli diede in un'altra anima simile alla sua, la Baronessa Cecilia
Masciarelli, che lo fece avventuroso padre di numerosa e gentilissima prole,
ebbe infatti 8 figli.
Avendo in comune con lui la cultura, la morbidezza del
tratto e la squisitezza dell'animo, presentò nella famiglia un tale modello di
educazione cristiana e civile da ritrarre la casta domus di Virgilio.
Da una
lettera di condoglianze alla famiglia per la morte di Cecilia di S.M.I. Laplagne R. di N.S. :
"son souvenir me reste comme une de ces consolations ineffaçable qui transportent l'âme vers les régions d'une atmosphère toute du ciel.
Oui, là cette Mère bienaimée a retrové les personnes chéries qui l'avaient devancée.
Pour elle désormais les ineffables Joies, les suaves transports... et, au-dessus de tout, les éternelles récompenses de ses grandes et sublimes vertus".
Da un epigrafe ricordo di Monsignor Francesco Paolo Carrano, Arcivescovo di Aquila:
"donna di fede indiscussa, d'invitta costanza, di tenera pietà verso ogni sorta
d'indigenti, di rassegnazione perfetta nelle più luttuose prove della vita, di
sentimenti profondamente religiosi, fino a compiacersi che tre sue figlie
offrissero a Dio un anno della loro vita per prolungare quella del Santo Padre
Leone XIII, il 2 dicembre 1903, a 66 anni, nella villa di San Felice d'Ocre, si
addormentava placidamente nel Signore.
Nell'universale compianto requie a te
pregano da Dio i figli congiunti gli amic; ave a te, dicono tutti, vero tipo di
matrona cristiana, imitabile all'età presente e alle future".
Da un opuscolo commemorativo per la morte di Cecilia:
"Caecilia ex dynastis Masciarelli orta est malleani apud marsos x. kal. febr.MDCCCXXXVII. Omnimodarum ditissima virtutum cunctis fortior aerumnis coniugis optimi desideratissimi Michaelis ex dynastis ocrearum iuniorum admodum filiarum Mariannae, Ioannae, Aloisiae immaturum funus invicto animo tulit. Merito cingenda serto ad caelum evocatur IV non. dec. MCMIII".
Qui dunque le ingenue delizie dell'animo suo; qui un
gineceo di virtù, di rispetto, di pietà e di amore; qui lo studio degli studi
suoi, il più passionato e più caro.
Michele era nato per la famiglia, era il suo
santuario, l'asilo della sua serenità e della sua pace, dove la stessa fisonomia
si riscontrava in quelle che aveva generate e che ne recavano l'impronta: in
quell'atmosfera morale si nutriva il suo cuore e la sua vita, per farne
nutrimento del cuore e della vita intima di tante creaturine che ne portavano
col sangue il nome, la modestia e la grazia.
Fosse pure chiamato, cambiato
l'ordinamento politico nel 1860, ai pubblici uffici nel Consiglio della
Provincia e del municipio della sua città natale; fosse pure eletto al comando
di cittadine milizie come Maggiore della Guardia Nazionale; rivestisse onorate
cariche nelle diverse amministrazioni della sua patria, egli vi portò sempre i
criteri del padre famiglia, ossia l'attacamento all'ordine e alla disciplina,
l'urbanità ora severa ora affabile, secondo le congiunture, senza mai rigore nè
asprezza, ma sempre con la giudiziosa industria di un'indole benevola che
traduce la vita domestica nella sociale e questa in quella, senza passioni
predominanti, senza pretensioni e corrivi, senza risentimenti e vendette.
Non
gli mancarono botoli ringhiosi, che assaltano sempre la virtù più intemerata e
più santa, ma aveva la sua cittadella di rifugio dove l'austera saviezza e
l'acuto intelletto di una nuova Paola o Fabiola, nascosta nel silenzio della sua
camera, valeva più che un rigido e inflessibile educatore per vincere e far
vincere ogni difficoltà che si parasse dinanzi all'amato fratello.
Fu già detto
che chi ha caro il domestico focolare, sa meglio d'ogni altro servire la patria.
Nè può essere altrimenti, quando la buona casa è la migliore delle scuole e la
vita di famiglia è preparazione e tirocinio alla sociale.
Nessuno meglio di
Michele Bonanni ne ha dato la prova.
Non c'è quindi da meravigliarsi se l'indole
sempre proclive alla compassione, il buon senso, raffinato dall'onestà e dalle
virtù dei credenti, ne facesse poi il padre del popolo, il consolatore degli
sventurati, il benefattore di tutti; ed è questo il punto più saliente del suo
carattere, che la carità cristiana mette in maggiore risalto.
Mi trovo
rapidamente entrato nel campo della sua maggiore operosità, che potete pur dire
il campo della sua gloria.
Se vivesse ancora egli certamente non vorrebbe
sentilrlo: tanto era alieno da ostentazione, da vanità e da ogni pubblica lode;
ne fa testimonianza la modestia coltre nella quale disponeva venisse collocato
il suo feretro !
Sapendo che nelle opere di beneficenza la destra non deve
vedere la sinistra, studiava il modo come eludere la stessa riconoscenza del
beneficiato.
Recarsi nei più umili tuguri, indagare i più stretti bisogni,
sollevare i languenti con l'obolo della pietà, accompagnato sempre da parole
rassicuranti nella confidenza in Dio, soccorrere il corpo infermo, ma più di
tutto lo spirito, era per lui tal compito, così facile e insinuante, che si
sarebbe detto l'angelo della Provvidenza che Dio faceva passare inosservato tra
le più occulte sventure, per temperarne l'amaro.
Eppure, per quanto aborrente da
volgari encomii, non passò punto inosservato agli occhi stessi del mondo; ed è
il mondo stesso che oggi ne rivela e ne conta i benefici e lo rimpiange con le
benedizioni dei poveri !
Dei suoi lavori pubblicati, sono questi i principali:
Drammi, commedia,editi per Le Monnier e Barbera a Firenze; Dialoghi sullo
scibile elementare; poesie, una delle quali ebbe il noto scrittore e critico
Niccolò Tommaseo a chiamare " bella e buona "; l'inno alla bandiera della
Guardia Nazionale, musicato dal Maestro Michelangeli, fu data alla stampa in
Napoli da Ricordi e Clausetti.
( Dall'elogio del Cavaliere Michele Bonanni
dei Baroni di Ocre di S.E.REV.ma Monsignore Augusto Antonino Vicentini
Arcivescovo di Aquila.
Bernardino Vecchioni Tipografo 1887.
Da Giuseppe Rivera
memorie biografiche degli scrittori Aquilani trapassati dal 1820 al 1893 ).
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