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Marianna Bonanni d'Ocre
(Tra il 1863 e il 1867 / entro il 1888)
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Immagine del Catenazzi non reperibile |
Figlia di Michele
Bonanni d'Ocre e Cecilia Masciarelli, Marianna sposò Catenazzi, ma non ebbe
figli.
Muore entro il 1888.
Si riporta ora un brano tratto dai ricordi
delle minori sorelle Maria, Luisa e Giovanna con prefazione del Professore Luigi
Bottaro Genova Tipografia arcivescovile, 1888:
"Un ideale di donna, tra
quelle che più somigliano agli angeli di Dio, che imbalsamò del suo profumo e
consolò del suo sorriso una fortunata terra d'Italia, ove ebbe i natali, tale è
Marianna dai cui ricordi questo libro è ispirato.
Vero tipo di donna
cristiana, ma tra i tipi diversi uno dei più belli, perchè si può riassumere in
quella parola che Cristo pose a fondamento d'ogni legge e d'ogni società:
l'amore.
Essa amò, e fu grande dinanzi a Dio, perchè amò grandemente.
Amò
innanzitutto e soprattutto il suo Dio, e solo da questo amore dominante derivò
in lei ogni altro amore, come da sorgente abbondante e purissima scendono cento
rivi ad irrigare le terre circostanti, a rivestire di fiori i prati e i
giardini, di ricche messi i campi, di liete vendemmie i vigneti.
Amò
teneramente ed ossequiosamente i dolci genitori; amò d'intenso amore fratelli e
sorelle; di angelico affetto si strinse alle amiche e compagne degli studi suoi,
e a chi il suo cuore e la sua mente educava.
Amò da ultimo d'ineffabile amore
colui che le fu (ahimè! Per troppo breve tempo) consorte e compagno della vita,
quasi in lui ravvisasse sulla terra il rappresentante di quel Dio che amava
supremamente.
Non fu madre, ma di madre ebbe gli affetti e le cure, vedendosi
confidata l'educazione e l'istruzione delle minori sorelle; e le sue parole di
maestra e di educatrice erano esse pure dall'amore ispirate e, come sempre le
parole d'amore, riuscivano chiare alla mente, calde al cuore, e la mente e il
cuore delle sorelle informavano ai pensieri e agli affetti dell'amante
istitutrice.
E sono queste sorelle medesime che hanno pietosamente e con
immenso amore compilati questi ricordi, memorie del cuore.
Esse che l'amavano
tanto come sorella, che la veneravano come maestra, che, dopo aver avuto tanta
fortuna di essere da lei istruite ed educate, hanno ora versato sì amaro pianto
sulla sua tomba prematuramente dischiusa!
Esse al cui orecchio pare che suoni
tuttora l'amorosa voce di quell'angelo, nella cui immaginazione vive ancora il
sorriso di quell'amato volto, nella cui coscienza stanno sì profondamente
impressi gli esempi di quella tanta virtù!
Evocando poi quell'ideale,
bellissimo tra i più belli, di una sorella educatrice e maestra amorosissima,
esse ti rivelano altri ideali non meno belli, nè meno santi.
L'ideale di una
famiglia cristiana quale Cristo la volle e l'ha costituita, dove la fede e il
dovere, l'amore e l'ossequio tutto governano; l'ideale ardente e tuttavia
purissimo sempre di una giovane amante del futuro compagno della sua vita, che
sa congiungere di così innefabile maniera l'amore dello sposo terrestre a quello
del celeste sposo e Signore, da parer quasi un amor solo o da somigliarsi come
il rivo alla sorgente donde esce: solenne e proficuo insegnamento a chi crede
che chi ama ardentemente Iddio non possa sentire vivo, ardente, operativo,
eroico l'amore delle creature sue.
Questi ricordi scritti dalle sorelle di
quella santa creatura, e caldi ancora e palpitanti d'amore e di dolore, mi
vennero modestamente presentati come semplici appunti, perchè di migliore veste,
si diceva, io li rivestissi, prima di presentarli al pubblico come memoria e
quasi monumento alla cara estinta.
Non sì tosto però gli ebbi letti, che mi
parvero cosa sì bella e quasi a dir sacra, che nessuna mano profana dovesse
toccarli.
Nè il povero ingegno mio, nè altro del mio cento volte più valente
potrebbe tradurli in altra forma, senza togliere ad essi ballezza vera e bontà,
quel profumo d'intimo e sorellevole affetto che ne forma l'incanto".

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