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Cedino Bonanni d'Ocre

( Aquila 23.9.1858 / 00.00.00. Sepolto a Tocco Casauria )

Figlio di Michele Bonanni d'Ocre e Cecilia Masciarelli, Cesidio, detto Cedino, si stabilì a Tocco verso il 1885 proveniente da L'Aquila.
Sposò nel Duomo di Milano il 6.7.1881 la Baronessa Lucia Filomusi Lanciotti ( 00.00.00 / 00.00.00 sepolta a Tocco Casauria ) ed ebbe 9 figli: Maria, Maria, Cecilia, Michele, Vincenzo, Eugenia, Giuseppina Gaetana, Gaetano e Luigi.
Fu sindaco di Tocco Casauria dal 29.8.1895 al 20.2.1900.
Cesidio muore tra 00.11.1918 e 00.12.1932 e Lucia tra 00.12.1927 e 00.12.1932.
Dal diario di Lucia Filomusi Bonanni:
" Milano, dall'albergo dell'Agnello, alle 05.00 del 6.7.1881: carissima Lucia, ad onta del caldo che già soffoca in quest'ora mattutina, nonostante il fresco dei miei 53 anni, vedendoti fidanzata al mio caro Cedino e in procinto d'incamminarti per il Duomo al fin di prometterti sposa di lui avanti al Signore, mi rifaccio poeta e mi nasce tra le mani questo sonettuccio che leggerai nel ritorno dalla chiesa:
Què che congiunse Iddio uom non separi,
e di voi duo sola una carne fia.
Tal sillabo, del verbo in armonia,
vi avvinse all'ombra dei suoi miti altari
Chi prevarrà contro la Chiesa ? I mari
Eccelsi monti diverran; la via
La terra e il sole muteranno, pria
ch'a mutar legge essa dal mondo impari
Chi contro il vostro nuzial contento,
se in bocca amor vi pose e in cielo udita
Fu la voce del vostro giuramento ?
Odi Lucia: Felicità compita
Vuoi tu per quei che l'amoroso intento
Oggi raggiunge in te ? Tua madre imita".
L'affezionatissimo padre del tuo Cedino.
Michele Bonanni.

Presso il Palazzo comunale di Tocco da Casauria vi è una targa che riporta la seguente dicitura:
"Ad memoriam avspicatissimi diei XVI kal. MDCCCXCIV qvo pons vltro collata qva pecvnia qva opera intra spativm qvadrimestre ab inchoato absolvtvs tramiti ferrato additvs svbterlabentibvs aqvis impositvs dedicatvsqve cvrante et naviter adnitente Cedino Barone Bonanni commoditatis pvblicae stvdiosissimo".

Anche Cedino Bonanni, suo genitore, venne ricordato nel 1897 dall'allora consiglio comunale per benemerenze pubbliche. L'amministrazione di allora, dando seguito ad una deliberazione consiliare del 13 dicembre 1894, nel mese di maggio 1897 collocò all'esterno del palazzo municipale una lapide dettata in latino da Angelo Di Gregorio di S. Valentino, latinista e poeta, professore al liceo di Chieti, che ricorda la costruzione del ponte sul fiume Pescara, opera necessaria ed utile per collegare Tocco con la stazione ferroviaria, per favorire lo sviluppo commerciale e della vita economica e sociale del nostro paese. Antonio De Nino nel descrivere una sua "Escursione artistica nel bacino dell'Orte", effettuata nel periodo in cui fervevano i lavori della costruzione del ponte ("lo scritto era destinato per una strenna che doveva pubblicarsi in occasione dell'apertura della nuova stazione di Tocco Casauria"), ci lascia una testimonianza sui lavori che fervevano presso il Convento dell'Osservanza che vedevano impegnati "gli scalpellini sudanti a preparare i pezzi necessari per costruire il ponte d'accesso alla nuova Stazione, tra Torre dei passeri e Bussi, di rimpetto a Castiglione a Casauria, opera lodevolmente ardita, caldeggiata dall'infaticabile barone Cedino Bonanni", della cui importanza De Nino si riteneva profano a discutere. L'opera che vedeva impegnati i nostri concittadini era finalizzata a raggiungere migliori condizioni economiche e sociali derivanti dal commercio dei prodotti dei vigneti e degli oliveti nei quali "il bei paese di Tocco Casauria si specchia vezzeggiandosi". Si trattava in concreto di aggiungere al godimento della bellezza naturale del paesaggio agrario un vantaggio economico senza comprometterne il valore estetico. La lapide ricorda che il ponte è stato costruito nell'arco temporale di quattro mesi (luglio-ottobre 1984) con il lavoro ed il denaro messi a disposizione dai cittadini toccolani "sotto la direzione di un laborioso comitato cittadino di cui fu animoso ed impareggiabile presidente il munifico e benemerito Barone Cav. Bonanni ", nato a L'Aquila il 23 settembre 1858 da famiglia abruzzese, "ricco e nobile, di quella ricchezza, è stato scritto, e di quella nobiltà che furono guadagnate col valore e col lavoro". In occasione dell'apposizione della lapide l'Avv. Francesco De Sanctis, sindaco di Tocco dal 26-12-1878 al 24-8-1880, pubblicò un opuscolo, interessante per le notizie di carattere storico, economico.sociale, intitolato "Tocco Casauria - ricordo del 21 settembre 1898", con dedica "AL BARONE/ CEDINO BONANNI / NEL GIORNO DEL SOLENNE SCOPRIMENTO/DELLA LAPIDE/ COMMEMORANTE LE SUE PUBBLICHE BENEMERENZE/ TRIBUTO DI STIMA". Cedino Bonanni fu educato al collegio delle Querce di Firenze. Frequentò l'università di Bologna laureandosi in giurisprudenza. Curò studi letterari, sempre attento e sensibile alle espressioni artistiche in particolare della musica e della pittura, coltivando rapporti di amicizia con artisti tra i quali F.P. Michetti. Nel 1881 sposò Lucia Filomusi. Il matrimonio venne celebrato il 6 luglio 1881 nel duomo di Milano, divenendo cittadino di Tocco, sua seconda patria, come egli teneva a precisare. È stato consigliere comunale; Sindaco di Tocco dal 1895 al 1900.; e successivamente Consigliere Provinciale e Vice Presidente del Consiglio Provinciale di Chieti. Morì a Roma il 5 gennaio 1919 II Bullettino della Società della Storia Patria de L'Aquila nel dare notizia della morte del socio fondatore lo commemorò onorando la sua memoria con il ricordo delle sue benemerenze pubbliche e come cittadino e come amministratore locale. Lucia Filomusi portò in dote il palazzo con il giardino confinante col Palazzo Comunale, dove si trovava un'edicola con la scultura marmorea dell'Annunciazione, opera di Nicola da Guardiagrele, e la villa al centro di un'ampia tenuta alla periferia del paese lungo la strada che conduce alla contrada Marano. Il palazzo e la villa al centro ed alla periferia di Tocco sono dette Bonanni ancora oggi dal popolo. Lucia e Cedino ebbero molti figli dei quali ricordiamo Gaetano; Luigi, pittore, allievo di G.A. Sartorio su segnalazione ed interessamento di F.P. Michetti ; Michele, sottotenente caduto sul fronte il 18 agosto 1916 (sul fronte si trovava anche il fratello Luigi); Cecilia andata in sposa all'Avvocato Loreto Santucci; Eugenia.
Cedino Bonanni improntò l'educazione dei figli al tipo ideale "di quella onorata borghesia che con l'operosità e con il buon senso seppe assurgere ad elevata posizione economica e sociale, facendoli sentire cittadini impegnati al nobile lavoro a vantaggio della famiglia, della patria, della società"; sorretti dalla fede religiosa e da un autentico amore cristiano verso il prossimo.
Di Cedino Bonanni, animato da un profondo sentimento religioso, oltre che umano, bisogna ricordare che ha preso varie iniziative come cittadino, come consigliere comunale e sindaco di Tocco, come consigliere provinciale di Chieti e vice presidente dello stesso consiglio provinciale. Di questa antica famiglia patrizia non possono essere dimenticati Michele e Cesidio, nonno e bisnonno di Gaetano. Michele ha fatto parte dell'amministrazione comunale di L'Aquila. E' stato uno dei fondatori della Cassa di Risparmio di L'Aquila nel 1859-60; divenendone presidente. Si è impegnato nel campo sociale sempre attento alle necessità dei cittadini bisognosi. Ha rivendicato allo Stato beni, a suo parere, erroneamente incamerati, da restituire al comune aquilano, per destinarli a due asili d'infanzia: uno per i fanciulli ed uno per le fanciulle. E' stato un sostenitore dell'unità d'Italia sotto la monarchia Savoia, appartenente a quella piccola schiera di cattolici favorevoli alla soppressione del potere temporale della chiesa. Il 20 giugno 1861 nella chiesa di S. Agostino di L'Aquila commemorò Cavour, il quale - afferma - morendo, "non vede il compimento dell'unità d'Italia sotto la Monarchia Savoia, unità che ha intensamente voluto lavorando a tal fine e partecipando a consessi internazionali". "Cavour, grande uomo, sottolinea, ha rimosso gli ostacoli e spianato le vie per ridonare all'Italia la gran vita commerciale e politica". Di lui si conservano componimenti poetici, elogi funebri. Ha fatto parte dell'Accademia poetica Colonia Atemina de' Velati di Aquila.
In occasione delle nozze di Cecilia con l'Avv. Loreto Santucci, Cedino pubblicò in Tocco Casauria per i tipi di Francesco Camera, nel 1905, un elegante volumetto di ricordi storici riguardante la famiglia. L'autore nel libricino riporta, per evitare di essere di parte, gli scritti di storici, cronisti, biografi che si sono occupati dei vari personaggi della famiglia Bonanni. Gli autori degli scritti riportati sono: Luigi Settembrini, Giulio Gagliardi, Giuseppe Rivera, Raffaele De Cesare, Augusto Antonio Vicentini. Cedine osserva che gli scritti riportati sono " i fiori di care rimembranze, ... i più belli" e aggiunge con un tenero e grande amore di genitore: " ne spargerò innanzi a tè, (Cecilia) la nuova via per cui t'incammini; li intreccerò alla tua chioma, affinché il tuo Loreto cogliendovi i baci d'amore, ne aspiri il profumo delle virtù più nobili e soavi". Il Bollettino della Società della Storia Patria de L'Aquila si occupò dell'elegante volume di ricordi storici dovuto alla penna di Cedino Bonanni, sottolineando che "in quelle poche ma elette pagine" che riportavano scritti di diversi autori riguardanti la Famiglia Bonanni, il padre della sposa "ha saputo effondere tutto l'affetto del suo cuore paterno". Il libricino, informa il bollettino ebbe una seconda edizione per soddisfare "le richieste di amici e cultori di Storia Patria". In questo libro di memorie Cedino Bonanni ricorda anche le sorelle Marianna, Maria, Giovanna, dedite ad attività a favore dei bisognosi e di assistenza ai bambini, particolarmente quelli di S. Felice d'Ocre, aiutandoli nei loro impegni scolastici per dare loro una educazione morale ed intellettuale. Rivolgevano parole affettuose, saggi ammonimenti ai tanti giovani che da Ocre partivano per terre lontane in cerca di fortuna.
I tedeschi, dopo nove mesi della tenuta del fronte al di là della Maiella, con la caduta di Cassino sotto le forze alleate, nella ritirata verso la linea gotica si fermarono a Tocco il 9 giugno 1944. In tale occasione gli ufficiali tedeschi chiesero al podestà che venisse preparato un pasto solo per loro. Il Podestà, mobilitando e coinvolgendo l'intera popolazione, riuscì ad offrire a tutta la truppa il pasto richiesto per i soli ufficiali. Con tale iniziativa salvò dalla furia devastatrice dei tedeschi in ritirata alcuni edifici ed opere di pubblica utilità. Purtroppo non fu possibile salvare dalla furia distruttrice il ponte di ferro sul Pescara, che congiungeva Tocco alla stazione ferroviaria, chiamato "ponte del popolo", costruito cinquanta anni prima dalla collettività toccolana, guidata e diretta dal suo genitore Cedino. Questo ponte, a cui è legata una parte importante della storia dei cittadini di Tocco, è stato dimenticato, a seguito della costruzione di un altro ponte e di una nuova strada effettuata in un luogo diverso. La lapide in latino collocata nella facciata del palazzo municipale rischia di non essere più compresa nel messaggio che contiene dalle generazioni future. Il ponte, detto del popolo, costruito dall'attiva partecipazione di tutti i cittadini di Tocco, dopo che il governo centrale aveva rifiutato ogni intervento finanziario per realizzarlo, testimonia la coesione sociale, la grande partecipazione popolare alla realizzazione di un'opera, che, assicurando il commercio di prodotti agricoli, il movimento di passeggeri, significava sviluppo economico ed un nuovo assetto sociale, superando quello basato sui rapporti di sudditanza al "ceto civile", ai signori, ai grandi proprietari terrieri, resi più arroganti con l'acquisto a trattamenti di favore dei beni provenienti dalla liquidazione dell'asse ecclesiastico, la così detta mano morta. Il Ponte del Popolo testimonia che la comunità di Tocco alla fine dell'800 si manifestava come un organismo vivente, unito, interessato e partecipe a trovare soluzioni migliorative e utili per tutti. La comunità toccolana era un organismo vivente fondato su un sentire comune tipico di una società contadina semplice, diversa da quella attuale, che si mostra come un aggregato meccanico basato sulle mediazioni di scambio e di contratto. La realizzazione del consenso e della partecipazione attiva dei cittadini alla costruzione del ponte venne facilitata anche dall'azione della Società di Mutuo Soccorso Operai e Contadini, che a Tocco era presente ed operante dal 1873. La partecipazione dei cittadini alla realizzazione di questa opera pubblica, utile a tutta la comunità - un " còmmodo" - ci ricorda analoghe manifestazioni per il lavoro (scioperi così detti a rovescio) degli anni 1947 - 50 dirette alla costruzione di opere pubbliche, come la strada per la montagna, ritenute utili e necessario economicamente e socialmente.
Di Cedino Bonanni e del ponte realizzato, come è stato già ricordato, se ne occupò la stampa nazionale e regionale dal settembre 1894 al gennaio 1895. Si contano ben ventidue articoli su: Tribuna di Roma, Pungolo di Napoli, Svegliarino di Chieti, Corriere Abruzzese di Teramo, Corriere di L'Aquila, Istonio di Vasto, Fallano di Lanciano. La costruzione del ponte e della strada venne appoggiata e sollecitata con deliberazioni ed atti di Consigli Comunali (7); Giunte Municipali (11); Deputazione Provinciale (1); Camera di Commercio e Arti (1). Tra le giunte municipali vi è L'Aquila, Sulmona, Rieti, Temi, Roma. Mentre Milano si esprime con la Camera di Commercio. Questi interventi stanno a dimostrare come fosse sentito il problema della crescita economica e sociale dell'Italia attraverso lo sviluppo del commercio e del movimento delle persone sulle strade ferrate in particolare, per far conoscere anche l'Italia agli italiani. Il ponte venne inaugurato il 17 ottobre 1894. Cedino Bonanni con un manifesto rivolto ai "Toccolani e ai Castiglionesi" ne diede notizia "lieto di poter riunire in una sola famiglia i desiosi fratelli". Il Bonanni metteva in risalto la concorde volontà delle due popolazioni nella costruzione dell'opera, riunite in una sola famiglia. Il ponte era la rappresentazione reale di un "patto d'amore, scriveva Bonanni, un'altra volta giurato fra due popoli gentili, forti, generosi". Il ponte venne inaugurato alla presenza dei due Sindaci, dei cittadini dei due paesi, delle scuole, dei sodalizi operai con le loro bandiere, del clero, delle congreghe, insomma delle autorità civili e religiose, allietati dalle musiche dei complessi bandistici di Tocco e di Castiglione, dal canto dell'inno reale, da salve di mortaretti e di petardi. Lucia Bonanni per Tocco e la Contessa Margherita De Petris per Castiglione, furono le madrine del ponte, infrangendo alle traverse metalliche, rispettivamente una bottiglia di Montepulciano e una di Moscatello. Discorsi ufficiali inneggiarono alla classe operaia, alla perenne concordia delle due popolazioni. Il Ponte del Popolo, scriveva il "Pungolo" di Napoli il 23 - 24 ottobre 1894, "resterà lì ad esempio dei venturi, a dimostrazione di quello che può produrre la forza popolare, bene disciplinata, ma non sopraffatta ed impastoiata dai freni malefici delle stolte paure conservatrici". La Tribuna di Roma dell'ottobre 1894, titolando l'articolo "Socialismo d'amore", riporta le impressioni del cronista nell'assistere all'inaugurazione del ponte di ferro "con l'animo commosso al ricordo di quello che l'amore, la concordia, l'energia possono creare". "Pare, scrive il cronista, quello che sto per dire una favola, ed è invece una storia, la più nobile ed alta storia capace di onorare non pure un paese di seimila anime, ma pure un'intera regione". Il cronista continua: " al ponte viene dato il nome del Popolo, poiché è il popolo che lo ha fatto. L'ultimo dei cittadini vi ha concorso quanto il primo signore del luogo, ciascuno si è tassato secondo le proprie forze, e a ciascuno la nuova via gioverà secondo i propri bisogni". Su la "Tribuna" del gennaio 1895 leggiamo " la stazione ferroviaria aperta qui, funziona benissimo per la quantità delle merci ed il numero dei passeggeri. Al Barone Cedino Bonanni, alla cui impareggiabile attività si deve se il nostro paese ha potuto realizzare questo sogno, sono stati da questa cittadinanza decretati grandi onori". "Il nome del generoso Barone è così simpatico, concludeva il cronista, che una canzone popolare è sorta spontanea per perpetuarne la tradizione". Il "Pungolo" di Napoli il 30 settembre 1 ottobre 1894, discorrendo di quest'opera, osservò che "la popolazione toccolana, quella stessa che ha fatto del proprio agro uno dei più ricchi e ben tenuti vigneti d'Italia, che ha trasformato l'abitato in una linda e graziosa cittadina moderna, munita di ogni comodità della vita, non esclusa la luce elettrica, ha dimostrato che si può davvero ciò che si vuole, e che più che le influenze e le pratiche può il fatto compiuto, quando è menato a termine con audace arditezza, con vero affetto al proprio paese". Cedino Bonanni, consigliere comunale, si adoperò per risanare il bilancio del Comune di Tocco, gravato da grossi debiti che stavano determinando la bancarotta. Rinunciò a favore del comune a sue spettanze da questo dovutegli. Si adoperò per far tornare i frati francescani osservanti, nel loro Convento di S. Maria del Paradiso, da dove erano stati cacciati nel 1866 a seguito della legge sulla soppressione delle Congregazioni religiose. Frate Isidoro da Ripateatina gli dedica il suo libro "S. Maria del Paradiso -Cenni storici del Santuario e Convento di Tocco Casauria" - Roma - 1900- Tip. Sallustiana, con queste parole. " AL CAVALIERE DON CEDINO - DEI BARONI BONANNI FILOMUSI - PER CULTURA DI MENTE E GENEROSITÀ' DI CUORE - PER VIRTÙ' CITTADINE E RELIGIOSE -COMMENDEVOLE - BENEMERITO DEL SANTUARIO E CONVENTO DI S. MARIA DEL PARADISO - SINGOLARMENTE PER LUI RITORNATO ALL'ANTICO SPLENDORE -L'AUTORE RICONOSCENTE". Come Consigliere Provinciale di Chieti si adoperò per far acquistare dall'amministrazione provinciale opere stampate, manoscritti del poeta Domenico Stromei; nonché oggetti attrezzi da lavoro come il deschetto, posseduti dal figlio Napoleone. Altri cittadini appoggiando l'iniziativa fecero dono all'amministrazione provinciale di dipinti, ritratti, busti, manoscritti posseduti da ciascuno di loro. In tale occasione Cedino Bonanni diede alle stampe un opuscolo contenente gli scritti di vari personaggi come Stoppani, Roux, Dragonetti, Cannizzaro che riguardavano il poeta ciabattino. In tal modo intese rendere omaggio a Domenico Stromei, poeta ciabattino di Tocco Casauria, sua seconda patria. L'opuscolo conteneva un resoconto degli atti e delle decisioni assunti dal consiglio provinciale di Chieti per l'acquisto con la spesa di £. 1200 dei manoscritti e del materiale avanti ricordati appartenuti a Domenico Stromei. L'incidente della vendita ad un antiquario romano dell'Annunciazione, gruppo marmoreo scolpito da Nicola da Guardiagrele, che si trovava in un'edicola nel giardino dietro la casa da lui abitata al centro del paese, gli procurò noie e dispiaceri. L'opera, messa in vendita da un antiquario di Firenze venne acquistata dal Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, ed oggi si trova presso il Museo Nazionale il Bargello di Firenze. Si senti offeso dall'assurda accusa di aver esercitato pressione sugli elettori allo scopo di orientare il loro voto su Mezzanotte di Chieti candidato alla Camera dei Deputati. Mezzanotte è stato un sostenitore solerte e coerente alla Camera dei Deputati della costruzione delle strade ferrate e di quelle provinciali, per facilitare i movimenti dei cittadini che risiedevano nelle zone montane, per risolvere positivamente il loro secolare isolamento dal resto del mondo. Cedine dimostrò l'infondatezza di questa accusa , certamente partita dai loro avversali politici, da quelli cioè che si opponevano alla costruzione delle strade ferrate e di quelle provinciali, per non perdere il loro potere economico sul territorio e sui cittadini residenti, inviando una memoria alla Giunta Elettorale della Camera dei Deputati, che nella seduta del 4 dicembre 1895 convalidò l'elezione dell'On. Mezzanotte, ritenendo infondate le accuse stesse. L'attività pittorica a Roma del figlio Luigi, allievo di G.A. Sartorio segnalategli da F.P.Michetti, lo entusiasmava e, in un certo senso, lo inorgogliva. Le pareti del suo studio a Tocco infatti erano piene dei lavori del suo Luigi. Curava il rapporto d'amicizia con F.P.Michetti, il quale, approfittando dei passaggi per Roma a da Roma, era solito fermarsi a Tocco per salutarlo, intrattenendosi amichevolmente con lui. La corrispondenza tra i due, custodita gelosamente dalla sig.ra Lucia, figlia di Luigi, attesta questi sentimenti di amicizia. Cedino Bonanni è stato un uomo di cultura. Ha scritto saggi e poesie con stile elegante e spigliato. Lavorava ad un romanzo storico aquilano che doveva avere la prefazione di Domenico Ciampoli, romanzo mai pubblicato ed il cui manoscritto risulta smarrito. Cedino Bonanni ha fatto parte del comitato di redazione della rivista "Rassegna d'arte d'Abruzzo e Molise" diretta da Vincenzo Balzano, è stato socio fondatore della Società di Storia Patria di L'Aquila. Cedino Bonanni è stato insignito dell'alta onorificenza di Commendatore della Corona d'Italia per la sua cultura e per le benemerenze della vita pubblica.
Stralcio tratto dagli studi dell'illustre Sig. Domenico Pettinella

Cedino Bonanni d'Ocre Targa su Cesidio Bonanni d'Ocre Stemma delle famiglie Bonanni d'Ocre e Filomusi Lanciotti
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