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Baroni Bonanni d'Ocre
Cronistoria della famiglia dei baroni Bonanni d'Ocre
I Bonanni discendono da famiglia pisana la quale viene ricordata con onore
nei patrii fasti ai tempi fiorenti del comune. Vedi l'opera di Filippo
Finella: "Metroscopia, Antuerpiae apud Balthassarem Moreno" 1648, dove si legge:
Bonanni, Buonanno o Bonanno Andrea Barone di Ocre. Il che risulta da:
cedolari feudali di Ocre in Abruzzo 1626, 1696 e seguenti e da quinterni ed
istruzioni notarili 1626.
Nelle storie della repubblica pisana si legge di Buonanno Bonanni detto da
Pisa, celebre letterato, che visse nel 1130.
V'è altresì nominato Bonanno Pisano,
architetto e scultore, che partecipò ai lavori della Cattedrale e della Torre di
Pisa ed anche del Duomo di Monreale.
Nel 1193 Ugone, nelle guerre di successione al regno delle Due Sicilie tra
Tancredi d'Altavilla (Re di Sicilia dal 1189 al 1194) e l'imperatore Enrico VI
di Svevia, figlio di Federico Barbarossa, tenne le parti dello Svevo insieme ai
Pisani e ai Genovesi che con le loro flotte aiutarono
l'imperatore. Vedi le opere di P. Lorenzo Raioli:
"Storie delle famiglie di Pisa" e di Roberto Pisanelli: "Famiglie antiche di Pisa".
Nell'archivio della R. Zecca di Napoli, nel registro dell'imperatore Federico
II, figlio di Enrico VI di Svevia, segnato con la lettera B a foglio 352,
transundato in Palermo il 14 aprile 1262, si parla di privilegi accordati dal Re
di Sicilia Manfredi, incoronato a Palermo nel 1258 e regnante fino al 1266, a
Don Ugone Bonanno di Pisa (nostro nobili inclito imperiali militi).
Per le vicende della Repubblica così famose nelle storie medievali, causate
dalle ire partigiane dei Guelfi e dei Ghibellini, che tennero divisa e lacerata
l'Italia nei secoli XII, XIII, XIV, i Bonanno di Pisa si trasferirono in
Sicilia. Qui, per lo splendore del casato e per la ricchezza del loro
patrimonio i Bonanni ottennero il favore dei principi di casa d'Aragona e per
munificenza di Giacomo II il Giusto e poi del fratello Federico II, cui avevano
giovato di consigli e di aiuti nelle guerre con la Regina Giovanna I di Angiò,
si ebbero nell'isola dignità ed onori.
Giovan Giacomo (o Giangiacomo ndr) infatti, che nel 1285
con il fratello Cesare andò nell'isola per le contese avute con la nobile
famiglia dei Gualandi di Pisa, fu Gran Cancelliere di Sicilia come appare da un
privilegio del 1285 estratto dall'archivio di Barcellona, dove si legge:
"Ego Ioannes Bonanni magnus Siciliae Cancellarius testor".
Nel 1342, sotto il regno di Ludovico, Francesco Bonanni fu chiarissimo
giureconsulto, giudice e consultore del Re.
Durante il regno di Federico III (Re di Sicilia dal 1355 al 1377) succeduto
al fratello Ludovico, Giovanni Bonanni diede in prestito a quel Re 2000 fiorini
d'oro per le spese di guerre in terraferma da pagarsi sugli introiti della Real
Corte sopra l'università di Caltagirone ove dimorava Giovanni per le nozze
contratte con la figlia di Nicolò di Sacca barone di quella terra, guerre che,
non essendo stata eseguita la pace di Caltabellotta, che prevedeva alla morte di
Federico II la restituzione della Sicilia agli Angioini, si protrassero fino a
quando Giovanna I di Angiò rinunciò, con la pace di Catania del 1372, ai diritti
sull'isola.
Nel 1391, sotto il regno di Martino I, Bartolomeo Bonanni fu uditore generale
del tribunale del regio patrimonio e maestro razionale del Re.
Nel 1450, sotto il regno di Alfonso I il Magnanimo, Giacomo Bonanni fu regio
consigliere della Real Casa.
Nel 1465 il Re d'Aragona Giovanni II affidava il governo di Sicilia a Giovan
Giacomo Bonanni pretore di Palermo, qual suo vicario generale ed a Giacomo,
regio consultore, quello della terra di Naro in provincia di Agrigento.
Negli anni che regnò Ferdinando II il Cattolico (Re di Sicilia dal 1479 al
1516) Gerardo, maestro razionale, fu capitano e pretore di Palermo e vicario
generale del Regno e Giovanni, detto Giovanotto, governatore della Pantelleria.
Francesco Bonanni, chiamato Calogero, ambasciatore a Ferdinando II il
Cattolico (Re di Sicilia dal 1479 al 1516) dell'università di Caltagirone, fu
ornato da quel Re del cingolo militare col titolo di Cavaliere dell' Ordine
dello Speron d'Oro.
Filippo, ambasciatore dopo l'imperatore Carlo V (Re di Sicilia dal 1516 al
1556), tenne al servizio del Re per più mesi in Siracusa duecento soldati a
proprie spese.
Francesco
fu grande di Spagna di prima classe, Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro,
consigliere aulico dell'imperatore Carlo VI (Re di Napoli dal 1714 al 1734),
duca, principe, marchese e conte.
Giovanni fu giureconsulto ed avvocato di guerra e di Casa Reale e giudice in
terzo grado di tutti gli stati medicei e farnesiani dell'augusta casa di
Borbone.
Giacomo IV Bonanno da Palermo fu vescovo di Patti in provincia di Messina dal
1734 al 1753, indi arcivescovo di Monreale. Giacomo, dei duchi di Castellana
e dei principi di Cattolica, chierico regolare dei teatini, per ben ventotto
anni professore di sacra teologia nell'università di Messina, fu proposto da
Carlo III di Borbone e confermato dal sommo gerarca della chiesa Clemente XII
con lettere apostoliche esecutoriate a Palermo il 24 marzo 1734. Giunse a
Patti il 13 giugno 1734 e subito diresse le sue cure alla riforma del seminario
e a nobilitarne l'insegnamento. Introdusse e costituì la perfetta comunità
nel monastero di S. Chiara. Incominciò a richiamare a vita i conculcati
dritti del vescovato sulla giurisdizione temporale nelle terre di Gioiosa,
Librizzi e San Salvatore. Concordate debitamente le cose della diocesi, nel
1753 fu promosso al governo della chiesa metropolitana di Monreale. Morì a
Palermo il 16 gennaio 1754. Nella cappella del SS. Sacramento della
cattedrale, sulla base della di lui marmorea effigie, trovasi incisa la seguente iscrizione:
"ORO, FIAT ILLUD, QUO TAM SITIO UT TE REVELATA CERNENS FACIE VISU SIM BEATUS TUAE GLORIAE AMEN IACOBUS BONANNO EX CLERICIS REGULARIBUS PACTENSIS EPUS. ANNO 1744 INQUISITOR GENERALIS IN REGNO SICILIAE, ANNO 1742 ARCHIEPISCOPUS MONTIS REGALIS".
Dal volume: "Patti e la cronaca del suo Vescovato"
di Nicola Giardina, Siena 1888, pagg. 181 e seguenti.
Giacomo scrisse la storia di Siracusa. Ricordata dal Tiraboschi tomo
8, libro III, capitolo I, pagina 249.
E si ebbero non pochi cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta come
Giacomo, Giovan Battista,
Gioseffo, Simone, ed
Antonio, pretori, capitani e senatori.
Nei primi anni del XV secolo un Tullio Bonanni di parte Angioina si recava
nella penisola e prendeva stanza in Abruzzo lasciando in Sicilia un fratello ed
un figlio di nome Gaspare. Si leggano le seguenti opere: P. Ansaloni:
"Sua de famiglia opportuna relatio sparsim cui adiectae digressiones ad eas primum quae ipsam immediato sanguine contingunt. Venetiis apud Bertanos"
1662, pagina 112, v.35, art. De Bonanno; il rapporto del comm. Gagliardi per la
ricezione del nobile Girolamo Bonanno dei Principi di Linguaglossa a cavaliere
milite di giustizia nell'Ordine Sovrano di San Giovanni di Gerusalemme, nel gran
priorato di Sicilia, estratto dagli archivi dell'Ordine, 1871 e dalle opere del
Villabianca, del Palazzolo-Gravina del Comitile e del citato Ansaloni; le
opere successivamente citate del Mugnos e dello Inveges.
Gaspare, postosi ai servizi di Alfonso il magnanimo (Re di Sicilia dal 1416
al 1458) durante le lotte funeste contro Giovanna II d'Angiò Durazzo (Regina di
Napoli dal 1414 al 1435), si recò in Italia con le schiere aragonesi e fu
tesoriere del conte perugino Braccio da Montone famoso condottiero di ventura.
Divenuta L'Aquila in possesso del Re Alfonso d'Aragona, Gaspare si stabilì
in questa città ove erano i suoi. E da lui venne chiarissima successione di
figli che, durante la dominazione del potentissimo imperatore Carlo V (Re di
Napoli e di Sicilia dal 1516 al 1556) e dei principi spagnoli di casa d'Austria,
fu ricca dei feudi di Crecchio e Castelnuovo e poi di quello di Ocre cui tenne
con potere di signoria fino al 1806, epoca in cui per le nuove Costituzioni
d'Europa fu estinto in Italia il feudalesimo.
Riguardo quest'ultimo feudo si legge infatti che il 3 maggio 1626 un lungo conflitto
tra le famiglie Bonanni e Pica viene risolto da un arbitrato che vede la vendita
del feudo di Ocre ad Andrea Bonanni per 16.000 ducati. Vedi i cedolarii e i
quinterni anno 1626 archivio del banco S. Eligio, Abruzzo citeriore. Qui
ancora si fa menzione della cessione fatta da Giovanni (Giò) Bonanni dell'Aquila
a Scipione ed Adriano Brancaccio dei feudi di Crecchio e Castelnuovo, 26
settembre 1634. Vedi anni 1639-1695, n.47, fol.189 a tergo a 191.
L'11 novembre 1858, con R.D. del Re Ferdinando II, Cesidio Bonanni d'Ocre
ottenne il titolo trasmissibile di Barone di Ocre
Dal ramo di Sicilia venne su la casa dei principi di Petrulla e Linguaglossa
e dei duchi di Castellane e di Angiò. Agesilao Bonanno, duca di Castellane,
il 24 maggio 1691 scriveva ai Bonanni di L'Aquila riconoscendo la sua parentela
con quelli. In seguito Giovanni Bonanno, principe di Petrulla, duca di
Castellane e di Angiò e ministro plenipotenziario di Napoli in Vienna, il 2
febbraio 1843 scriveva a Cesidio Bonanni d'Ocre donandogli un blasone effigiato
su un suggello per riaffermare l'uniformità dei blasoni dei Bonanni di Sicilia e
di L'Aquila. Vedi l'opera di Filadelfo Mugnos:
"Teatro genealogico delle famiglie nobili, titolate, feudatarie ed antiche del fedelissimo regno di Sicilia viventi ed estinte"
Pietro Coppola-Palermo 1647, v.2 in fol. P1, libro
1, pagina 153. Vedi Agostino Inveges nel suo "Palermo nobile" P.3 degli
Annali, Palermo 1649, 1651, V.3 in fol. pagina 40.
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